7 agosto 2010
IL FALSO DI “PROFONDO NERO” DI LO BIANCO E RIZZO.
LA PISTA MATTEI NON E’ AFFATTO “TUTTA ITALIANA”,
MA EVOCA SCENARI INTERNAZIONALI AL CUI INTERNO APPARE CRUCIALE LA PRESENZA DI ISRAELE
Relazione di Claudio Moffa al convegno del Master Enrico Mattei in Vicino e Medio Oriente del 25 giugno 2010, Terrorismi e Medio Oriente , Biblioteca del Senato a Roma
Dopo la proiezione delle diapositive
QUATTRO CONCLUSIONI
LA CENTRALITA' DEL CONFLITTO ARABO-ISRAELIANO. Nella vicenda e nel caso Mattei è ineludibile la centralità o quanto meno la forte co-determinanza del conflitto arabo-israeliano, assai più importante a influenzarne gli sviluppi e gli esiti che non altri fattori tradizionalmente considerati: il conflitto con le Sette sorelle, che ormai si stava risolvendo; l'atlantismo ortodosso contrario alle aperture all'URSS; la mafia; la concorrenza interna all'ENI o alla DC. L'attentato di Bascapé può aver avuto come co-protagonisti anche soggetti italiani, ma va ad inserirsi in un contesto anche se non soprattutto internazionale . I due episodi che ho raccontato, segnati - dentro una trama di continui accordi con tutto il mondo arabo e islamico – da un altissimo tasso di conflittualità fra l'ENI e lo Stato ebraico, mostrano con ogni evidenza come la “questione Israele” sia stata centrale in tutta la battaglia di Mattei non solo per ragioni oggettive e “geografiche” – in Israele non c'è petrolio – ma anche per un di più di soggettivo e volontario che anima la linea di azione del fondatore dell'ENI, e di cui il rapporto strettissimo con Nasser e il sostegno attivo alla guerra di liberazione algerina sono gli emblemi principali.
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Riferimento bibliografici essenziali:
Claudio Moffa, Dalla guerra di Suez all'attentato di Bascapé: l 'ombra di Israele sul “caso Mattei”, in Claudio Moffa (a cura di), Enrico Mattei, il coraggio e la storia , Roma 2007;
Claudio Moffa, Il ‘caso Mattei' e il conflitto arabo-israeliano (1961-1962) , in Eurasia , 4, 2007, pp. 255-271.
www.claudiomoffa.it, dove vengono riprodotti i documenti d'archivio citati nel testo.
Riferimenti anche sulla pagina facebook di Claudio Moffa, dove è postato anche un articolo di Marco Bagozzi
DOCUMENTI
UN "COMPLOTTO TUTTO ITALIANO?"
ENRICO MATTEI E IL NODO ISRAELE
1 - LA GUERRA DI SUEZ, MATTEI VUOLE SCATENARE
UNA CAMPAGNA DI STAMPA CONTRO ISRAELE, MA VIENE BLOCCATO
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Il falso di Profondo nero

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1) Profondo nero attribuisce al PM Calia - il magistrato che ha riaperto l'inchiesta sul caso Mattei concludendo che quello di Bascapé del 27 ottobre 1962 fu un attentato, e non un incidente - l'espressione virgolettata "un complotto tutto italiano" (p. 98). La nota del libro richiama un articolo de La Stampa, che però non contiene affatto quella espressione. E' una forzatura tipica di certo giornalismo "made in Repubblica", che gli autori pretendono di trasferire sul terreno della Storia, la storia di uno degli eventi più oscuri e complessi dell'Italia postbellica. Il complotto non è dunque "made in Italy" (p. 99) - lo stesso Calia utilizza nella stessa pagina la locuzione "non esclusivamente - ma è il risultato quanto meno di un intreccio fra mandanti internazionali e personaggi interni. E come in tutte o quasi le successive pagine della strategia della tensione in Italia, emergono forti indizi di un protagonismo attivo del Mossad.
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La guerra di Suez - 1

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2) Ecco il primo episodio utile a mettere a fuoco l'alto tasso di conflittualità fra Mattei e Israele: è il contenzioso post-guerra di Suez del 1956. Partita l'aggressione, gli israeliani invadono il Sinai e occupano e razziano i campi petroliferi italo-belgo-egiziani di Abu Rudeis. Dopo l'intervento di Eisenhower Israele si ritira, ma la trattativa per la restituzione dei beni rubati si presenta subito difficile: l'ENI è lasciata da sola dal governo italiano a trattare con la delegazione israeliana, e Capomazza, il rappresentante italiano a Tel Aviv, avverte Mattei di lasciar fuori l'Egitto dal negoziato e di non parlare di "danni di guerra", altrimenti gli israeliani avrebbero rifiutato qualsiasi accordo (p.1). Il l 19 luglio 1957, su direttiva di Mattei, l'ing. Zanmatti rompe le trattative (p.2) e Mattei, che ha fondato il Giorno un anno prima, ha in animo una campagna di stampa contro Israele (p.3). Ma a settembre il sottosegretario agli esteri Folchi scrive a Mattei che non è il caso, a causa del peso dei "circoli politici e finanziari americani" interni all'establishment USA (pp. 4-5-6). La lobby ebraica di cui al libro recente di Walt e Meirsheimer esisteva già.
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La guerra di Suez - 2

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3) Respinta dal governo la proposta di Mattei, nella trattativa entra in scena Cefis, legato ai servizi segreti inglesi fin dai tempi della Resistenza. L'ENI ha valutato a più di 2 milioni di dollari il valore dei beni asportati da Israele a Abu Rudeis (pp. 1-2, in particolare p. 2). Il negoziato finale si sarebbe dovuto svolgere a Roma (p. 3), ma invece gli israeliani chiedono di spostarlo a Tel Aviv. Il 2 dicembre 1957 Cefis vola a Tel Aviv (p. 4) e si siede al tavolo delle trattative: la nuova richiesta ENI (Snam e Ieoc, la compagnia italo-belga-egiziana) è scesa a 816.000 dollari (p. 5), ma gli israeliani non vogliono dare "nemmeno un dollaro" (p. 6) per la voce principale (550.000 dollari) della richiesta italiana. Il 5 febbraio Cefis conclude firmando per circa 496.000 dollari totali (pp. 6-7). Non è finita, c'è un'ultima beffa: il 30 dicembre Israele si dichiara pronto a versare 160.000 dollari anziché restituire le condutture razziate a Abu Rudeis. L'accordo prevedeva questa possi-bilità, senza indicare la cifra (p.8): l'ENI accetta l'offerta, "amities" saluta Bonanni il 31 (p.9): il 3 gennaio con una nuova lettera, l'ambasciata si scusa per l' 'errore' e corregge: 106.000 dollari (p.10)
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ENRICO MATTEI E IL NODO ISRAELE:
LA SCOPERTA DI CONTATTI DELL'ANIC
DI CEFIS CON ISRAELE, UN PERICOLO
PER TUTTA LA STRATEGIA DELL'ENI
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Nell'estate 1961 un bollettino tedesco, ripreso dalla stampa libanese, rivela che l'ENI fa affari con Israele. I paesi arabi si allarmano e protestano, Mattei smentisce.
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A dicembre Mattei svolge una inchiesta interna all'ormai mastondontica ENI. L'incaricato chiede: come si concilia il documento che segue con le smentite? |
Il documento attesta di contatti fra l'ANIC di Cefis e tre israeliani, uno dei quali è definito "ns. agente" |
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